giovedì 27 ottobre 2011

Sapersi comportare nello stallo

Sul futuro del governo è stallo, l’abbiamo già detto e ridetto, ma c’è modo e modo anche di stare i questo vuoto pneumatico.
Tra le opposizioni c’è chi vorrebbe elezioni subito e chi un governo istituzionale,
Io, ad esempio, sto coi secondi, anche perchè aver raccolto un milione e duecentomila firme per cambiare la legge elettorale, e poi dire che bisogna andare a votare comunque con questa, mi pare assurdo e poco rispettoso.
In ogni caso, come dice bene oggi Menichini sul Post, non c’è nulla che si possa fare, ora, per spingere il quadro politico verso una o l’altra delle due direzioni.
Allora, dico, non sarebbe meglio, per il Pd, invece di rilasciare dichiarazioni del tutto inutili che servono solo ad accentuare le divisioni interne, fare delle proposte di programma (se ci sono) e rimettersi alle scelte del Presidente della Repubblica?

giovedì 20 ottobre 2011

Milano, il brutto che avanza - Policlinico



Avevo già fatto un post un annetto fa sulla schifezza in costruzione in via Francesco Sforza.
Ora l'edificio si sta completando, i vuoti dello scheletro di ferro sono riempiti dai pannelli prefabbricati, e il tutto sembra ancor più brutto di quanto mi aspettassi.

martedì 18 ottobre 2011

Depressione politica


Sono un po’ stufo.
La situazione nella politica del Palazzo è in stallo totale (come in questa immagine).
A questo si aggiunge la beffa della fiducia della scorsa settimana.
Il movimento planetario degli indignati apre ad una speranza di cambiamento e rieccoci in pieno clima anni ’70. Unico paese al mondo a sputtanare un movimento globale.
Il rimedio proposto da Di Pietro, leader populista e di destra della sinistra italiana, è il ritorno alla legge Reale!
Il panorama politico è davvero sconfortante.
Anche in questa situazione pietosa ho apprezzato la reazione civile dei manifestanti di Roma, le tante belle parole spese, da Adriano Sofri a Gad Lerner, e molti altri.
La testimonianza più bella che ho letto è quella di Marina Petrillo. La trovate qui.
Ma ad oggi non è sufficiente a compensare lo sconforto.
Passerà.

giovedì 6 ottobre 2011

Ricordando Steve Jobs


Steve Jobs se ne è andato e ho ripreso il testo del suo famoso discorso alla Stanford University (chi ha voglia di rileggerselo tutto lo trova qui.
Alcune parti, che vorrei che tutti leggessero, soprattutto i ragazzi, sono memorabili e le voglio condividere, senza commento.
Ciao Steve.

“ Non avevo idea di quello che avrei voluto fare della mia vita e non vedevo come il college potesse aiutarmi a capirlo. Eppure ero là, che spendevo tutti quei soldi che i miei genitori avevano messo da parte lavorando per tutta la loro vita. Così decisi di mollare e avere fiducia che tutto sarebbe andato bene lo stesso. Era molto difficile all'epoca, ma guardandomi indietro ritengo che sia stata una delle migliori decisioni che abbia mai preso.
Nell'attimo che mollai il college, potei anche smettere di seguire i corsi che non mi interessavano e cominciai invece a capitare nelle classi che trovavo più interessanti. Non è stato tutto rose e fiori, però. Non avevo più una camera nel dormitorio, ed ero costretto a dormire sul pavimento delle camere dei miei amici. Guadagnavo soldi riportando al venditore le bottiglie di Coca cola vuote per avere i cinque centesimi di deposito e poter comprare da mangiare.
Una volta la settimana, alla domenica sera, camminavo per sette miglia attraverso la città per avere finalmente un buon pasto al tempio Hare Krishna: l'unico della settimana. Ma tutto quel che ho trovato seguendo la mia curiosità e la mia intuizione è risultato essere senza prezzo, dopo. “

“Qualche volta la vita ti colpisce come un mattone in testa. Non perdete la fede, però. Sono convinto che l'unica cosa che mi ha trattenuto dal mollare tutto sia stato l'amore per quello che ho fatto. Dovete trovare quel che amate. E questo vale sia per il vostro lavoro che per i vostri affetti. Il vostro lavoro riempirà una buona parte della vostra vita, e l'unico modo per essere realmente soddisfatti è fare quello che riterrete un buon lavoro.
E l'unico modo per fare un buon lavoro è amare quello che fate. Se ancora non l'avete trovato, continuate a cercare. Non accontentatevi. Con tutto il cuore, sono sicuro che capirete quando lo troverete. E, come in tutte le grandi storie, diventerà sempre migliore mano a mano che gli anni passano. Perciò, continuate a cercare sino a che non lo avrete trovato. Non vi accontentate.”

"Il vostro tempo è limitato, per cui non lo sprecate vivendo la vita di qualcun altro. Non fatevi intrappolare dai dogmi, che vuol dire vivere seguendo i risultati del pensiero di altre persone. Non lasciate che il rumore delle opinioni altrui offuschi la vostra voce interiore. E, cosa più importante di tutte, abbiate il coraggio di seguire il vostro cuore e la vostra intuizione. In qualche modo loro sanno che cosa volete realmente diventare. Tutto il resto è secondario.
"Stay Hungry. Stay Foolish.", siate affamati, siate folli.
Era il loro messaggio di addio. Stay Hungry. Stay Foolish. Io me lo sono sempre augurato per me stesso. E adesso che vi laureate per cominciare una nuova vita, lo auguro a voi. Stay Hungry. Stay Foolish."

La bella immagine l'ho trovata in rete, è di Simonetta Roncaglia.

mercoledì 21 settembre 2011

Pessimismo politico

Di solito non sono pessimista, tutt’altro, ma lo scenario politico nazionale è davvero scoraggiante.
Con questo Parlamento di nominati acquistabili in saldo, Bossi e il Berlusca hanno realizzato il meccanismo perfetto.
Tutto è bloccato e non possiamo farci niente.
Scriviamo, ci indigniamo (almeno 3 volte al giorno), firmiamo di tutto ma in realtà assistiamo impotenti a questo spettacolo indegno (nel senso di privo di dignità).

La speranza è appesa ad un improbabile sussulto da parte di qualcuno che non so immaginare (qualche Scilipoti o Calearo al contrario? Maroni? Mah!).
O ad una mossa di Napolitano che non so nemmeno se augurarmi: pensate al precedente e pensate se ci fosse un Cossiga come Presidente, che è anche capo dell’esercito. Mi vengono i brividi al solo pensiero.

Le opposizioni hanno tentato più o meno di tutto.
Non c’è una voce dalla società che non chieda al Berlusca di andarsene (manca solo la chiesa ufficiale, la cui dignità è più o meno pari a quella del Parlamento), o a Bossi di mollarlo, ma non succede niente.
Siamo incazzati ma non abbastanza disperati da mettere in atto rivolte di tipo tunisino o egiziano.
Per ora non se ne esce. Ce la faremo prima del 2013 ?

mercoledì 14 settembre 2011

Crisi: in Italia al momento manca un governo e quello che non c’è non se ne vuole andare


Crisi finanziaria, situazione economica, mercati, ecc. sono questi i temi che segnano il ritorno dalle vacanze. Non sono molto competente in materia, ma mi pare che le ragioni della crisi siano tutte lì da vedere per chiunque voglia aprire gli occhi. Se da un certo punto di vista tornare fa piacere.

Prendendola alla larga diciamo che le istituzioni di governo non adeguate alla scala planetaria dei problemi economici imposta dalla globalizzazione. Economia e finanza si sono attrezzate in fretta, le istituzioni no. Così economia e finanza riempiono il vuoto e governano.

Soluzioni?
Beh, al momento si potrebbe solo giocare in difesa: restrizioni alle transazioni “allo scoperto”, stop ai mercati non regolamentati (i famigerati ATS - Alternative Trading Systems ) ), tassazione maggiore dei profitti finanziari, per fare qualche esempio.
Il passaggio successivo dovrebbe essere un accordo, necessariamente planetario, per applicare finalmente la Tobin tax Ma qui ovviamente si torna alla questione del governo globale, obbiettivo che in questo periodo di progressivo arroccamento nazionale (regionale, comunale, condominiale, ecc) non pare affatto vicino.

Passando sulla scala nazionale il nostro paese ha un PIL di 1.500 mld annui, e un debito di 1.800 che ci costa in interessi 80 mld. all’anno circa.
Ma l’Italia ha anche 120 mld di evasione, 60 mld di corruzione, 350 di economia sommersa (il “nero”) e dai 500 ai 700 mld. di capitali nascosti nei paradisi fiscali (i dati sono tratti dal recente libro “Soldi rubati” di Nunzia Penelope). Quindi in teoria le risorse non mancherebbero e, oltre al recupero di quanto sopra, di cose da fare ce ne sarebbero tante: dalla vendita intelligente di beni pubblici (che spesso costano e vanno in malora), alla patrimoniale, fino allo "scandaloso" congelamento del debito (misura peraltro già adottata molte altre volte, ultimo recente caso l’Islanda.

C’è solo un problema: in Italia al momento manca un governo e quello che non c’è non se ne vuole andare.

martedì 23 agosto 2011

Letture d’agosto tra Val d’Orcia e Val di Chiana


In questo caldo agosto non mi viene gran voglia di scrivere di politica, crisi finanziaria, berluscaggini, ecc., anzi, trovo già faticoso guardare i TG. Viene invece più voglia di leggere.
I libri che mi hanno fatto compagnia sono stati questi.
Un classico: "Underworld" di Don Delillo del '97, puro stile postmoderno americano ma di lettura abbastanza gradevole: piccoli quadri in stile Hopper, storie di vita che si susseguono seguendo in parte la storia di una pallina da baseball protagonista di un mitico
fuoricampo del '51.
Stessa provenienza per "Infinite Jest" di David Foster Wallace del '96. Questo non lo conoscevo, e non lo avevo in lista, mi ha incuriosito Fabio e me lo sono procurato: totalmente surreale. Un affresco immaginario di un mondo prossimo venturo allucinato. Circa
1300 pagine di cui oltre un centinaio di note dedicate in buona parte alla composizione chimica di droghe varie.
Prima di giudicarlo illeggibile ho resistito eroicamente per 500 pagine.

Per la mia passione dei romanzi storici avevo in cantiere un bel pacchetto di libri.
"La mano di Fatima" del bravissimo Falcones, che racconta del periodo successivo alla reconquista nel sud della Spagna e dell'espulsione dei "moriscos" musulmani. Ricostruzione storica ben documentata, bel ritmo e bei personaggi.
"Quattocento" di Susana Fortes invece dedicato ad un episodio chiave del Rinascimento Rinascimento italiano:la "congiura dei Pazzi" contro Lorenzo il Magnifico del 1478. La narrazione si alterna tra la Firenze del tempo e l'attualità. Il risultato è un pò scolastico, ma tutto sommato gradevole.
Fresco di stampa "Gli occhi di Venezia" di Alessandro Barbero, docente di storia medioevale e nerratore. Si parla della Venezia di fine '500 e di viaggi, peripezie e commerci nel Mediterraneo, tra l'Adriatico e Istambul, seguendo le avventure di un "galeotto" (nel senso di rematore di una galera). La ricostruzione storica è interessante e realistica, i personaggi ben congegnati ed il risultato è un romanzo ben riuscito, senza arrivare alla qualità narrativa di Falcones.

Per i noir mi sono letto "Nei boschi eterni" e "La cavalcata ei morti" di Fred Vargas, una sicurezza;
"Il libro delle anime" di Glenn Cooper, che per chi ha letto il precedente ("La biblioteca dei morti") vola via in un fiato;
"L'ipnotista" di Lars Kepler. Con quest'ultimo per un po' con gli autori nordici ho chiuso: troppo pompati sull'onda di Stieg Larsson, dopo il quale non ho trovato granchè. Questo, ad esempio, non vale nemmeno la metà de "Il suggeritore" di Carrisi (cosa aspetta a scriverne un altro?).



Ho letto poi "Il pane di ieri" di padre Enzo Bianchi, una raccolta di brevi pensieri pieni di saggezza e profondità che parlando del pane, del vino, della terra ci raccontano la spiritualità dell'autore, e risvegliano anche la nostra. Poche ore per leggerlo (un centinaio di pagine), un po' di più per rifletterci.

Parlando di terra ho finito pochi giorni fa "Canale Mussolini" di Pennacchi. Mi è piaciuto un sacco, un po' perché ritrovo il dialetto veneto-furlan delle mie origini, un po' perché è davvero divertente, anche se racconta di miseria e fatica e guerra. Racconta l'epopea della bonifica dell'Agro Pontino e fa capire anche qual'era il rapporto vero del popolo col fascismo. Vale sicuramente la pena di leggerlo.

Sabato torno a Milano in treno, con "Marina" di Zafon, libro per ragazzi scritto prima dei più famosi, che in treno ci dovrebbe stare bene.
E da lunedì si torna alla vita milanese.