martedì 7 ottobre 2025
L'epoca dei "lagnosi"
Nella sua newsletter settimanale Michele Serra espone, con la consueta chiarezza, un pensiero che da un po' di tempo mi trovo a rimuginare:
I progressisti in occidente hanno perso la fiducia nel progresso e l'ottimismo nel futuro.
La mia sinistra è tutt'altro: spirito gioioso, di tolleranza e comunanza, condivisione e felicità.
Ecco come la racconta Serra:
"In Occidente questa è l’epoca della lagna.
Una specie di postura obbligatoria.
Pare di capire che l’usanza di lagnarsi, di considerarsi vittime di questo e di quello, di misurare il proprio grado di intelligenza e di sensibilità con il metro del malessere (“solo i cretini possono essere felici”), sia diventata una forma dilagante di conformismo.
Non conosco nessuno che mi abbia detto, recentemente, “mi sento felice”".
Cari amici sveglia!
È ora di guardare al futuro e tornare ad essere felici (bisogna allenarsi, non è scontato).
Gli USA di Trump: fondamentalismo religioso e politica
Un articolo approfondito sullo stretto collegamento tra fondamentalismo religioso e politica, che risale a molto tempo fa ma che ha assunto nuove forme oggi, nel tempo di Trump.
https://www.linkiesta.it/2025/09/charlie-kirk-evangelici-religione-chiesa-cristiani-stat-uniti-america/?fbclid=IwY2xjawNSDyJleHRuA2FlbQIxMQABHnGYWaB9WxiB-iyfnD0CDWfDqjYY5JELIpZ3tgQJfQroWXdhckmoMkoFzTap_aem_UEy5sE-dF2o26WqIq_avWA
Nazioni Unite al tempo di Trump
L'ultima riunione dell'ONU ha garantito un po' di show, ma la situazione non è facile.
Cerco di spiegarlo con le parole del NYT.
Dal ritorno del Presidente Trump alla Casa Bianca gli Stati Uniti hanno ridotto i finanziamenti e la presenza alle Nazioni Unite.
Mara Hvistendahl, giornalista investigativa, spiega come nazioni autoritarie come Cina e Iran stiano approfittando del ritiro degli Stati Uniti. Gli ambasciatori di Cina e Cuba hanno avanzato l'ipotesi che il consiglio limiti le indagini su abusi come la tortura, i crimini di guerra e l'incarcerazione dei dissidenti, mentre Cina e Cuba, insieme a Iran, Russia e Venezuela, hanno ripetutamente suggerito di ridurre le indagini sui diritti umani.
Le Nazioni Unite sono in crisi, ma dobbiamo avere ben presente che sono tutto ciò che abbiamo per arginare la deriva verso un mondo dominato dalla forza bruta e da dittature e autocrazie.
Le Nazioni Unite vanno difese.
Riforma della giustizia
Luigi Marattin ci offre un ottimo "recupero di memoria" sulla riforma "Pisapia-Vassalli" del 1988 rimasta incompiuta.
Utile ripasso, che tra qualche mese, forse, ci potrebbe essere il referendum.
La separazione delle carriere dei magistrati era prevista già nel 1988, quando in Italia ci fu la riforma del codice di procedura penale: si passò da modello “inquisitorio” - quello in cui il giudice è parte attiva nelle indagini - a modello “accusatorio”, in cui il giudice è terzo.
Una riforma, tra l’altro, approvata in maniera trasversale da tutte le forze politiche.
Prevedere due percorsi di carriera autonomi e indipendenti, quindi, per pubblici ministeri e giudici era la naturale conseguenza di quella riforma del 1988: se facevano mestieri diversi, era normale che avessero percorsi di carriera diversi. Sempre salvaguardando la sacra indipendenza del potere giudiziario dagli altri due (esecutivo e legislativo).
In quegli anni non si registravano particolari contrarietà a questa mossa: sono note le opinioni di Giovanni Falcone in merito, così come di tantissimi altri.
E anche sul piano politico non c’erano problemi : il progetto di riforma costituzionale bipartisan elaborato dalla Commissione Bicamerale negli Anni Novanta (quella presieduta da Massimo D’Alema) prevedeva la separazione delle carriere. La sinistra, infatti, non aveva mai avuto particolari dubbi in proposito.
Poi qualcosa è cambiato.
Cosa?
Il potere giudiziario è stata ricompreso a pieno titolo nell’alveo della lotta politica.
Man mano che gli altri due poteri (esecutivo e legislativo) perdevano progressivamente competenza e autorevolezza - demoliti da una politica che si stava trasformando in televendita fatta di partiti personali e adoranti yes-men o yes-women - il terzo potere dello Stato (quello giudiziario) volente o nolente ha iniziato a riempire quel vuoto.
Spesso aiutato dall’intreccio con parte di quello che viene definito “quarto potere”: l’informazione. O dallo stesso potere politico, che avendo accettato la propria subalternità si affidava allo strumento giudiziario (coadiuvato dalla grancassa dell’informazione) per indebolire o eliminare l’avversario politico.
E a quel punto, tutto è precipitato.
Ogni azione di riforma del potere giudiziario - anche se largamente prevista come la separazione delle carriere - non è stata più vista come modalità di affinare la fornitura di un bene pubblico fondamentale (la giustizia), ma come parte di una lotta di potere.
Come se ne esce?
Il primo passo per risolvere i problemi è sempre riconoscerli.
Quanto sarebbe diverso questo Paese se, almeno, avessimo il coraggio di dirci chiaramente - e in maniera condivisa - che cosa è successo realmente in questo paese.
Comuni e politiche abitative
Case popolari Aler
Non si parla di Milano ma di Bollate, ma questa notizia spiega con le cifre perché è difficile assegnare le case popolari vuote.
Si parla di un investimento di 10mln per 72 alloggi.
Sono 140.000 € per appartamento.
Per quelli già consegnati addirittura di 5,2mln per 24 alloggi.
Sono 217.000 € per appartamento!
E si parla di "riqualificazione degli edifici attraverso lavori di efficientamento e messa in sicurezza: coperture, impianti, nuovi ascensori e tinteggiature"
Una follia.
Si spenderebbe meno a ricostruire tutto da zero.
Qui ha finanziato la Regione (Aler), ma come fa un comune a sistemare le case di proprietà sfitte a questi costi?
Come fa un comune. a pensare a un piano di costruzione di case popolari a questi costi?
Come spiega Giovanni Semi, professore di Sociologia dell'università di Torino: oggi il massimo che un singolo comune può fare "...è dare un'immagine migliore alla città, creare rapporti con le società immobiliari e agevolare gli investimenti».
Sulla comunicazione politica sovranista
Dopo l'omicidio di Kirk abbiamo assistito ad una azione di comunicazione coordinata a mio parere molto significativa.
Partita immediatamente dalla Casa bianca e rapidamente ripresa a livello globale dai leader delle destre usando lo stesso modello e le stesse parole:
attacchi e minacce agli avversari politici, accuse di violenze, ecc.
Anche in Italia Meloni non si è sottratta ed ha parlato di violenza della sinistra.
Il tutto senza alcun riscontro.
Né in USA, dove violenze e sparatorie avvengono a getto continuo da ogni parte (l'Economist col suo consueto stile fa notare che "...studi e dati disponibili suggeriscono che l'uccisione del signor Kirk non è rappresentativa di tendenze più ampie), né tanto meno in Italia.
Ma ciò che mi interessa di più è il coordinamento internazionale del messaggio.
Mi viene in mente che Steve Bannon già nel 2018 girava per le destre sovraniste d'Europa con la sua fondazione The Movement, per formare un coordinamento dei partiti sovranisti in Europa.
In questa strategia di comunicazione comune mi sembra di notare la mano del vecchio "stratega", già a capo di "Cambridge Analytica" (quella che fece la campagna elettorale di Donald Trump utilizzando dati di utenti Facebook ottenuti illegalmente) e poi membro del Consiglio di sicurezza USA.
Mi sa che quei viaggi europei stanno dando frutti.
Ne parla anche Jason Horowitz del New York Times:
"... nel 2019 Steve Bannon, l'allora ideologo interno del presidente Trump, viaggiò per le capitali europee nel tentativo di unire l'estrema destra..."
"... l'ecosistema di destra è già diventato più allineato. E questo è il risultato dei social media e dell'immediatezza di X, Instagram e YouTube. Ma riflette anche qualcosa di più mirato: una strategia di questi partiti per avvicinarsi. Si impegnano a parlare ai comizi degli altri. Condividono gli stessi problemi e la stessa mitologia politicamente utile della vittimizzazione."
Settembre 2025, MiIano c'è
Giovedì 10mila in piazza per la Flottilla per Gaza, sabato migliaia per salutare Giorgio Armani mentre decine di migliaia sfilano alla manifestazione per il Leonka e la difesa degli spazi sociali.
Gente di ogni età (molti giovani) ed estrazione sociale, gente di tutti i colori, gente famosa e gente comune.
Poi qualche "giornalista" e qualcuno sui social va raccontando di una città in crisi, in decadenza (ah... i bei tempi andati)...
Milano invece va avanti, come sempre, con le sue mille facce e mille appartenenze.
La diversità, la tolleranza, la generosità come caratteristiche base.
Milano è questa ed è sempre stata questo: un universo in continuo movimento e trasformazione.
Milano è la mia città.
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