L’immagine del povero bimbo morto in mare ha aperto una gran discussione sui media tradizionali. A parte l’usuale ritardo rispetto alla rete (le immagini avevano già fatto il giro del mondo il giorno prima) il discorso è interessante e anche importante. Difficile da fare in breve su FB, ma ci provo.
Le immagini hanno più forza delle parole per diverse ragioni, sia psicofisiche (maggior “accesso” a livelli profondi) che culturali (l’immagine, al contrario delle parole, non può essere confutata).
Per questo io credo che siano le immagini a segnare gli episodi della recente storia del mondo e la percezione istintiva e profonda che abbiamo di essi (non servono esempi, credo) . Per questo bisogna averne rispetto e cautela nella loro diffusione o censura.
La mia opinione sulla linea discriminante minima è abbastanza semplice: non si devono in nessun caso pubblicare immagini funzionali alla propaganda. Ad esempio Isis ha da tempo messo in atto una strategia di comunicazione finalizzata a diffondere il terrore in occidente e al reclutamento di nuovi combattenti. Pubblicare i loro prodotti (foto e video) significa contribuire alla diffusione della guerra.
Questo è il discrimine minimo, ma anche l’unico certo. Altri se ne possono aggiungere: ad esempio immagini di sangue spesso sbattute in primo piano per qualche click o qualche copia in più, come l’assassinio dei due giornalisti in Virginia trasmesso alla leggera (e secondo me sbagliando) dalle nostre testate principali (e non da BBC, Le Monde, Guardian, NYT, Washington Post, El Pais, ecc.).
Ma si tratta di scelte che vanno compiute di volta in volta, magari motivandole, con attenzione e rispetto per le immagini e consapevolezza.
Questo non avviene spesso, anzi, e forse le immagini del povero bimbo Aylan saranno servite anche a questo. Grazie a Nilufer Demir, la fotografa turca che le ha fatte e proposte al mondo.
venerdì 4 settembre 2015
venerdì 28 agosto 2015
Letture estive 2015
Letture estive – 1: “Numero zero” di Umberto Eco.
Un romanzo breve (200 pagine per Eco son pochissime) che, prendendo a pretesto le Milano del 1992 (quella di “Mani pulite”) racconta il disastro del giornalismo d’informazione dei nostri giorni: un’idea di giornale cialtrone che nella testa dell’editore non vedrà mai la luce, ma che riunisce una redazione di ignari collaboratori, intorno ai quali si sviluppa la vicenda.
Il mio giudizio sul mondo dell’informazione nostrano è molto severo, e mi fa piacere trovarmi in compagnia del grande Umberto Eco che evidentemente parla ai lettori di oggi, mettendoli in guardia dal prendere sul serio le notizie e chi le racconta (sia attraverso i media tradizionali che, oggi, attraverso la rete, come testimoniano le recenti dichiarazioni del professore).
La lettura è piacevole, lo humor non manca, le citazioni sono al solito numerose e raffinate anche se il ritmo della storia sconta un po’, a mio parere, l’intento “pedagogico”. Non siamo, per capirci, nei dintorni di capolavori come “Il pendolo di Foucault”.
E’ comunque una lettura che ho apprezzato e che consiglio, riconoscendo a Eco, anche nella sua versione narrativa, il consueto impegno nel promuovere cultura e consapevolezza. Non dimentichiamo che parliamo di un testimone importante del nostro Paese: questo libro, come tutti i suoi, sarà tradotto e distribuito in decine di paesi in tutto il mondo, e un libro che svela i meccanismi del cattivo giornalismo è un buon segnale per l’Italia, stabilmente piazzata agli ultimi posti per la libertà di stampa.
Letture estive – 2: “Città aperta” di Teju Cole
Un libro che avevo in lista dallo scorso anno e che mi incuriosiva per le buone recensioni e per il profilo del giovane autore, che è anche fotografo, di madre tedesca e padre nigeriano, cresciuto in Nigeria alla scuola militare e arrivato adolescente negli Stati Uniti.
Si tratta delle riflessioni di Julius, il protagonista, studente di psicologia che vaga per le strade di New York tracciando piccole storie, ritratti di persone e luoghi, con una visione particolare, distaccata e a volte un po’ allucinata. Tratta la megalopoli come una serie di cittadine di provincia, abitate da gruppi a sé stanti; di nessuno di questi Julius si sente parte, sebbene nessun ambiente o personaggio si presenti in modo minaccioso, tutt’altro. Eppure Julius non è mai coinvolto pienamente, vive in un suo mando, dal quale ci invia microstorie che non mancano di qualità narrativa e suggestione.
Una lettura complessa, che non consiglierei proprio a tutti: bisogna aver voglia di entrare in questo mondo un po’ astratto, senza alcuna speranza di trovare una vicenda compiuta, una storia finita… passeggiare per le strade di new York a fianco di Julius, seguirne il filo dei pensieri può essere suggestivo ma anche faticoso.
Letture estive – 3: “I giorni dell’eternità” di Ken Follett
Ho finalmente completato la monumentale trilogia del ‘900 del grande maestro, un’opera davvero imponente (circa tremila pagine in tutto) che racconta il mondo contemporaneo attraverso le vicende di cinque dinastie di diversi paesi - una americana, una tedesca, una russa, una inglese e una gallese - le cui storie si intrecciano lungo tutto il secolo scorso e fino ai giorni nostri.
Quest’ultimo tomo riparte dagli anni ’60, con la presidenza Kennedy e le lotte antirazziste negli USA, l’Europa in piena guerra fredda e l’Unione sovietica a fare i conti con il post stalinismo.
I rischi di un’opera di questa entità sono secondo me due: il primo di farne un trattato storico, dato che le vicende più importanti sono puntualmente citate; il secondo di perdersi nella complessità e nel gran numero di personaggi, vicende e ambienti che si susseguono, entrando e uscendo di scena. Follett evita entrambi i rischi con straordinaria abilità: le vicende vedono sempre al centro i personaggi che le interpretano a più voci attraverso i loro sentimenti e i meccanismi di identificazione del lettore non scadono mai, nessun personaggio è lasciato a metà ed ognuno conserva la propria identità e credibilità.
Non credo che molti altri autori sarebbero stati in grado di concepire e portare a termine una saga di questo genere ma Follett è unico. La trilogia del ‘900 (i primi due sono “La caduta dei giganti” e “L’inverno del mondo”) si piazza a pieno titolo accanto ai suoi grandi romanzi storici, “I pilastri della terra” e “Mondo senza fine” (di cui conservo copia autografata). Consigliatissimo anche per i figli: se amano la lettura direi che non c’è modo più divertente di studiare la storia di un’epoca spesso trascurata dai programmi scolastici.
Letture estive – 4: “Il cacciatore del buio” di Donato Carrisi
Carrisi è esploso nel 2009 con “Il suggeritore”, prima opera ed a mio parere uno dei più bei romanzi di autore italiano degli ultimi anni. Da allora non ho più mollato il bravo ed eclettico Carrisi (scrittore, criminologo, sceneggiatore e giornalista) giunto a questo suo quinto lavoro, che è il secondo che vede protagonista Marcus, il prete “penitenziere” senza memoria de “Il tribunale delle anime”, che ha la capacità di scovare le anomalie ed i fili della follia omicida.
L’abilità di Carrisi di inchiodare il lettore, di spingerlo a condividere le speranza e le paura dei protagonisti è ampiamente confermata anche in questo libro, che è opportuno leggere dopo il precedente.
Lettura consigliata per gli amanti del genere, anche se non siamo alle vette, forse inarrivabili, della prima opera.
Letture estive – 5: “Breaking news” di Frank Schatzing
Schatzing l’ho conosciuto con “l diavolo nella cattedrale” (il Medioevo è il mio pane narrativo), ma la rivelazione è stato ovviamente “Il quinto giorno”, un libro impegnativo (oltre mille pagine) e davvero geniale, coinvolgente e ben supportato da un solido impianto scientifico, che mi ha fatto sperare in un nuovo Crichton. Da allora leggo ogni suo libro, e anche quest’ultimo ha riservato buone sensazioni, anche se un po’ controverse. Si tratta di due vicende separate: da una parte la nascita di Israele e la vita di Ariel Sharon e di alcuni suoi coetanei che hanno costruito lo Stato ebraico; dall’altra la vicenda attuale di un giornalista che si ritrova per le mani documenti segreti sulla morte del leader e nuove minacce fondamentaliste. Insomma storia e spy story.
Lavoro complesso dal quale Schatzing esce in modo incompiuto. La parte storica funziona ed anzi mi ha dato uno spaccato molto interessante della storia del movimento sionista, la parte che vede protagonista il reporter Tom Hagen si trascina un po’ lungo le oltre mille pagine del libro (anche con uno stile narrativo discutibile) per decollare solo nel finale, dove finalmente il ritmo sale e conduce ad un finale classico e ben narrato. Insomma un libro che mi ha soddisfatto solo in parte, anche perché l’eclettico Frank ha già dimostrato di poter fare di meglio.
lunedì 9 dicembre 2013
Renzi, Civati e la nuova generazione che avanza. Nel Pd e altrove.
In questo momento, dopo la vittoria di Renzi (e anche di Civati in questa chiave di lettura) mi chiedo se sarà la volta buona per una svolta radicale nel Pd, e per formazione sono portato a tenere in grande conto i conflitti generazionali: ce l'avranno fatta, leader e popolo votante, ad “uccidere il padre” (mi scuso per la violenza della metafora mitologico – psicanalitica) ?
Immagino che in molti ci stiamo facendo la stesa domanda, e una risposta certa non esiste. Lo spero, come circa 2 milioni e mezzo di persone che per questo hanno votato Renzi e Civati, ma non ho certezze.
Il corpaccione dei partiti, tutti, è duro da abbattere. E quello di questo partito del centro sinistra italiano, erede degli apparati post comunista e post democristiano è formidabile, pervasivo culturalmente e finanziariamente, capace di reagire o assorbire ogni colpo.
Ma Renzi ha delle buone carte: non ha paura ad esporsi (lo ha già dimostrato candidandosi a Sindaco di Firenze contro il partito), è capace di prendere decisioni veloci, e sa comunicare. E' il primo segretario ad essere nato nell'era della tv commerciale berlusconiana e quindi ad essere dentro a quel linguaggio, un linguaggio che è abituata a seguire mia madre, che ha 85 anni, e i miei figli, che ne hanno 20. E' il primo di una nuova generazione che ha capito che non sono le masse a dover venire a te, ma tu a dover “colpire i target”. Si tratta di una questione fondamentale: se non comunichi, se non stabilisci la relazione, se non convinci, sei condannato all'autismo politico, cioè a raccogliere i voti dei fedeli e di quelli che votano per “il meno peggio”. E non basta, non basta più.
La rivoluzione generazionale sta prendendo strade diverse: lo stesso Pd ha già spedito in Parlamento molti giovani, e poi c'è la forza d'urto di M5S. Finora tutti si sono dimostrati un po' “allineati”, i primi alla linea del partito i secondi alla linea della rete (con qualche meritorio distinguo dagli “ordini” di Beppe).
Ma le cose cambieranno presto, perchè l'esperienza insegna e forma le persone e viviamo in tempi veloci. Seguirò questa nuova generazione con attenzione e speranza, e con quel minimo di dovuta distanza... per ragioni d'età.
martedì 10 settembre 2013
Letture estive 2013 - 2

Tra le letture più leggere di questa estate un Jo Nesbo, “Il cacciatore di teste”, che ha sostituito l'abituale Fred Vargas (li ho finiti) nel settore gialli/polizieschi. Non male, buon ritmo, avvincente il giusto, ma un po' troppo di genere, quasi uno standard... non so, forse mi è solo un po' mancato il vecchio commissario Adamsberg (l'antieroe della Vargas). Poi queste descrizioni “per brand” tipo: “...la camicia azzurra confezionata in Savile Row...”, “...le scarpe di Ferragamo ticchettavano sull'asfalto...” , “... e il Rolex...” e basta!
Piacevole scoperta invece uno dei casi narrativi dell'anno: “La verità sul caso Harry Quebert” del giovane svizzero francofono Joel Dicker (28 anni). Prima di tutto si tratta di un “librone” di quasi 800 pagine (io adoro i libroni) che mi sono bevuto in meno di 3 giorni, uno di quelli che non ti molla finchè non lo finisci. La forza del racconto sta nella costruzione e nei molteplici piani narrativi che la compongono: è la storia di un libro che deve essere scritto... che racconta di un altro libro, scritto molti anni prima da uno scrittore che è il mentore dell'autore narrante... che racconta di una ragazza scomparsa e del giallo della sua morte... e di come l'industria dell'editoria fa a pezzi le storie e i loro autori... e poi è un giallo avvincente... e poi confronta la provincia americana degli anni '70 con quella odierna... insomma, come si usa dire, tanta roba.
Capiamoci: non è un libro perfetto, forse un paio di centinaia di pagine potevano essere risparmiate, alcuni personaggi sono ridotti a macchietta, sull'amore di Harry Quebert per Nola si scivola un po' nel mieloso, l'impianto “giallistico” è un po' contorto e inverosimile, tante piccole cose non sono perfette, ma se non l'avete letto procuratevelo in fretta perchè ci passerete delle ore piacevoli. Secondo me il giovane Dicker è davvero geniale, specie se si considera l'età.
“L'ipotesi del male” di Donato Carrisi mi ha lasciato qualche dubbio. Non perchè non sia scritto bene, da questo punto di vista Carrisi è ormai rodato, ma perchè il suo destino è legato al suo primo romanzo “Il suggeritore” (2009), un grande libro davvero. Quando un autore esordisce a quel livello, poi ogni lettore si crea aspettative altissime, ed è dura confermarsi. Così è stato per il secondo “Il tribunale delle anime” di soggetto analogo, e per il sorprendente e diverso “La donna dei fiori di carta”, dello scorso anno. Due buoni libri, ma... Questo nuovo romanzo è il seguito del primo, dal quale riprende il personaggio oscuro e problematico della detective Mila Vasquez, ancora alle prese con trame oscure ed evocative, ai confini tra il bene e il male, frontiera che Carrisi ha frequentato anche nella sua veste di criminologo. Consueta accuratezza narrativa, storia solida e narrazione avvincente, insomma siamo a buonissimi livelli. Tutto a posto, ma se non lo conoscete e volete il miglior Carrisi cominciate col primo.
Letture estive 2013 - 1
Le mie solite e amatissime vacanze toscane di relax assoluto anche quest'anno mi hanno consentito letture interessanti che condivido volentieri con chi vuole.
Inizio con "Il grande gioco. I servizi segreti in Asia centrale" di Peter Hopkirk un saggio storico costruito con grande apparato bibliografico e documentale, ma scritto con stile quasi romanzesco, piacevole da leggere, ma anche pieno di opportunità di approfondimento.
Si parla della storia recente (da fine '700 a inizio '900) di quella parte del mondo che va dalla Turchia alla Cina e dalla Russia all'India passando per il Caucaso, la Persia ed i vari khanati dell'epoca. E' il periodo nel quale le grandi potenze dell'epoca, impero britannico e Zar di Russia, si contendevano il predominio su quell'immenso territorio. Strategie, scenari e grandi storie umane ambientate in luoghi che oggi si chiamano Iran, Pakistan, Cecenia, ecc. e che anche oggi, a secoli di distanza, sono al centro di contese di ogni tipo.
Una grande scoperta è stato Lucio Russo con il suo originalissimo "La rivoluzione dimenticata".
L'autore è un intellettuale che assomma sapere scientifico (fisica, calcolo delle probabilità, ecc.), umanistico (storia della scienza, Grecia antica, ecc.), grande passione per la ricerca e capacità divulgativa. Un genio.
La rivoluzione di cui si parla è quella che avvenne in periodo ellenistico nel mondo della scienza e del sapere. Allora venne calcolata in modo sorprendentemente preciso la circonferenza della Terra, il mto dei pianeti e della Terra intorno al Sole, la teoria gravitazionale, teoremi matematici e moltissime altre scoperte che furono nel breve volgere di un paio di secoli completamente dimenticate per venire "riscoperte" solo a partire dal Rinascimento. Una rivoluzione dimenticata per secoli alla quale molti scienziati (Newton per primo) hanno riconosciuto il dovuto tributo, riconoscimento però totalmente ignorato dalla storia nel nome della modernità.
Io mi accingo a leggere il nuovo libro di Russo "L'America dimenticata", dove si dimostra che in età ellenistica il continente americano era già ben conosciuto, e non poso che consigliare a tutti questo autore davvero straordinario.
“Zero zero zero” è stato una conferma del talento di Roberto Saviano, che sa raccontare storie quasi surreali con uno stile crudo ma coinvolgente. Storie di quotidiana follia davvero impressionanti, quasi incredibili se non fosse per la quantità di fonti e l'autorevolezza dell'autore.
La potenza dell'industria della droga pone diverse domande sul mondo finanziario, e mi conferma nella convinzione che la globalizzazione funziona a meraviglia per qualsiasi tipo di operazione ed attività, escluso l'esercizio della democrazia. Il quadro degli ultimi 20 anni di evoluzione del traffico mondiale della droga che esce dalle pagine del libro di Saviano non lascia ben sperare, ma conoscere ed essere consapevoli è importante.
Inizio con "Il grande gioco. I servizi segreti in Asia centrale" di Peter Hopkirk un saggio storico costruito con grande apparato bibliografico e documentale, ma scritto con stile quasi romanzesco, piacevole da leggere, ma anche pieno di opportunità di approfondimento.
Si parla della storia recente (da fine '700 a inizio '900) di quella parte del mondo che va dalla Turchia alla Cina e dalla Russia all'India passando per il Caucaso, la Persia ed i vari khanati dell'epoca. E' il periodo nel quale le grandi potenze dell'epoca, impero britannico e Zar di Russia, si contendevano il predominio su quell'immenso territorio. Strategie, scenari e grandi storie umane ambientate in luoghi che oggi si chiamano Iran, Pakistan, Cecenia, ecc. e che anche oggi, a secoli di distanza, sono al centro di contese di ogni tipo.
Una grande scoperta è stato Lucio Russo con il suo originalissimo "La rivoluzione dimenticata".
L'autore è un intellettuale che assomma sapere scientifico (fisica, calcolo delle probabilità, ecc.), umanistico (storia della scienza, Grecia antica, ecc.), grande passione per la ricerca e capacità divulgativa. Un genio.
La rivoluzione di cui si parla è quella che avvenne in periodo ellenistico nel mondo della scienza e del sapere. Allora venne calcolata in modo sorprendentemente preciso la circonferenza della Terra, il mto dei pianeti e della Terra intorno al Sole, la teoria gravitazionale, teoremi matematici e moltissime altre scoperte che furono nel breve volgere di un paio di secoli completamente dimenticate per venire "riscoperte" solo a partire dal Rinascimento. Una rivoluzione dimenticata per secoli alla quale molti scienziati (Newton per primo) hanno riconosciuto il dovuto tributo, riconoscimento però totalmente ignorato dalla storia nel nome della modernità.
Io mi accingo a leggere il nuovo libro di Russo "L'America dimenticata", dove si dimostra che in età ellenistica il continente americano era già ben conosciuto, e non poso che consigliare a tutti questo autore davvero straordinario.
“Zero zero zero” è stato una conferma del talento di Roberto Saviano, che sa raccontare storie quasi surreali con uno stile crudo ma coinvolgente. Storie di quotidiana follia davvero impressionanti, quasi incredibili se non fosse per la quantità di fonti e l'autorevolezza dell'autore.
La potenza dell'industria della droga pone diverse domande sul mondo finanziario, e mi conferma nella convinzione che la globalizzazione funziona a meraviglia per qualsiasi tipo di operazione ed attività, escluso l'esercizio della democrazia. Il quadro degli ultimi 20 anni di evoluzione del traffico mondiale della droga che esce dalle pagine del libro di Saviano non lascia ben sperare, ma conoscere ed essere consapevoli è importante.
venerdì 10 maggio 2013
Destra-sinistra o nuove forme di rappresentanza

Il fallimento drammatico del PD non è così diverso nelle dinamiche da quello dei tanti centro-sinistra del secolo scorso: non si tratta di qualità delle proposte (peraltro inconsistente), quanto di conflittualità tra diverse anime che lo compongono. La carica dei 101 (quelli che non hanno votato Prodi) non è stata un'improvvisata. Molti di loro avevano pianificato l'esito che stiamo vivendo molto prima, mentre altri dello stesso partito e nello stesso momento sbandieravano il "cambiamento" per acchiappare voti. Per chi ama chiarezza e trasparenza al momento l'unico auspicio possibile è che il PD concluda in fretta la sua esplosione.
La realtà è che i partiti di sinistra hanno da tempo abdicato ad una visione del mondo "diversa" dal modello unico del capitalismo globalizzato. I più spregiudicati si spingono a timide proposte di mitigazione degli effetti più visibili. Riguardo agli altri, i "liberali" in Italia non sono quasi mai esistiti, e la destra è occupata (da Berlusconi).
L'effetto è un ormai collaudato ed efficientissimo sistema che continua a produrre decadenza del ceto politico e ingovernabilità., mentre l'elettorato va da tutt'altra parte (o sta a casa). Il M5S e l'astensionismo lo hanno dimostrato con chiarezza. L'elettorato sta altrove, e partiti e sindacati, i "corpi intermedi", sono lì a testimoniare la crisi dei modelli di rappresentanza e partecipazione tradizionali.
Il sistema politico e di rappresentanza in Italia così come l'abbiamo conosciuto dal dopoguerra fino ad oggi è di fatto finito. Naufragato nell'incapacità di rispondere a istanze sempre più complesse e nella propria stessa inutile e paralizzante complessità burocratica.
La relazione tra il popolo e le forme di governo è da ricostruire in forme nuove e mai sperimentate.
Di questo sarà opportuno parlare, piuttosto che di gossip di partito.
giovedì 2 maggio 2013
Quello che è successo dalle elezioni di fine febbraio e cosa significa

Quello che è successo dalle elezioni di fine febbraio nella politica italiana sembra privo di senso per gli elettori di sinistra, ma ormai tutti abbiamo capito che un senso ce l'ha.
Anzi ne ha molti. E siccome anch'io cerco risposte, proverò a scriverle per me innanzitutto e per condividerle con chi avrà voglia di leggerle.
I fatti.
1 - per la prima volta dopo molto tempo l'elettorato si era espresso in forte maggioranza a sinistra. Questo è risultato evidente quando il M5S ha espresso via rete le sue preferenze per il Quirinale, indicando personaggi diversi ma sicuramente appartenenti al mondo della sinistra.
2 - i partiti che hanno raccolto quel consenso non sono riusciti a tradurlo in un governo (e in un Presidente della Repubblica) che rappresentasse questa indicazione dell'elettorato. Questo rappresenta un nuovo (forse definitivo) fallimento del sistema di rappresentanza, del "sistema democratico" come siamo abituati ad intenderlo fino ad oggi.
Anche se mi pare più interessante il ragionamento sul sistema, le responsabilità specifiche vanno assunte, e siccome nessuno se le prende, vanno assegnate.
A mio parere il primo responsabile è la dirigenza del PD per questi motivi:
- campagna elettorale vaga e senza obbiettivi specifici, senza "bandiere", senza proposte riconoscibili e chiare (tipo i diritti civili per Hollande in Francia, o l'abolizione dell'IMU per il PdL, per capirci)
- dopo il risultato tatticismo esasperato, tentativo di tenere aperti tutti i tavoli (presidenza della Repubblica, commissioni parlamentari, governo) con il blocco del Parlamento per 2 mesi tra tentativi maldestri di (finti) abboccamento con M5S per acchiappare qualche transfuga
- Bersani sapeva che con lui premier non si poteva avere speranza di creare una maggioranza con il M5S, ma non ha proposto altri nomi, accontentandosi di un mezzo alibi.
Anche M5S ha le sue responsabilità, la più grande delle quali è di non aver fatto i nomi dei candidati premier. Ora si sa che quando salirono al Colle la seconda volta avrebbero proposto a Napolitano i nomi di Settis, Zagrebelsky e Rodotà, ma Napolitano disse no a un premier extra-partiti e quei nomi non uscirono e con la trovata dei saggi il mandato a Bersani non fu mai ritirato. Ma M5S avrebbe dovuto rendere pubblici quei nomi (con il loro accordo, naturalmente), svelando con anticipo quello che poi sarebbe definitivamente venuto allo scoperto con la vicenda dell'elezione del Presidente della Repubblica, e cioè che un governo con M5S non avrebbe mai ottenuto la fiducia dell'intero PD (basta pensare che 101 non votarono nemmeno Prodi). Il prezzo di un governo PD-M5S sarebbe stata la spaccatura del PD stesso.
Questo per quanto riguarda la questione del mancato governo di sinistra, quello il cui esito era uscito dalle votazioni popolari e che non si è realizzato.
Sulla successiva vicenda dell'elezione del Presidente della Repubblica, il "sacrificio" di Marini-Prodi-Rodotà e a cascata il governo Letta non c'è molto da dire. Ormai per tutti è chiaro che ha segnato il fallimento del PD, ha sancito lo scollamento tra la dirigenza e la base e ancor di più la distanza abissale con gli elettori.
L'unico aspetto positivo è che ha fatto chiarezza sul fatto che almeno il 25% dei parlamentari (la "carica dei 101") aveva dall'inizio ben chiaro l'obbiettivo da raggiungere: la continuità, dopo l'esperienza Monti, del governo con il PdL.
Peccato che agli elettori fosse stato promesso altro.
Questo per quanto riguarda i partiti di casa nostra, ma ci sono considerazioni ben più vaste.
Alla prossima.
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