venerdì 22 giugno 2012

Parco Sud, non molliamo!

PDL, PD, Pisapia, tutti all'attacco del Parco Agricolo Sud Milano, quello che abbiamo voluto proprio per salvaguardare va vocazione agricola di questa cintura verde. Non molliamo!

mercoledì 23 maggio 2012

Grazie Macao: si torna a parlare degli spazi urbani inutilizzati


Non so come finirà la vicenda di Macao, ma a mio parere ha già sortito un effetto importante: ha sollevato la questione degli spazi urbani, in particolare l'utilizzo (o il non-utilizzo) delle aree edificate.
Nella nostra Milano sappiamo esserci una marea di uffici invenduti e vediamo il continuo fiorire di gru che costruiscono di nuovi, alla faccia del consumo di suolo e alla faccia della bancarotta dei costruttori (Ligresti, Zunino, ecc.).

La domanda è semplice: finita l'era Albertini - Moratti dove ogni cantiere era concesso a prescindere, è possibile trovare strumenti che tutelino l'interesse pubblico, responsabilizzino i grandi proprietari sull'uso degli edifici, garantiscano che l'uso delle superfici e dei volumi rispondano a qualcosa che non sia solo il profitto finanziario?
Dobbiamo costringere i proprietari a farsi carico degli edifici, ad affittarli e tenerli in ordine.
A non commettere il reato di "urbanicidio", come l'ha definito Michele Serra.

La cosa è interessante, ma per affrontarla in modo scientifico si dovrebbe partire da un censimento degli spazi edificati non utilizzati.
Il fatto è che al momento questo dato non esiste, e questo è un problema.
Ce lo spiega qui Paolo Pileri docente del Politecnico di Milano, a capo dell'Osservatorio sul consumo di suolo, e qui Beltrami Gadola.

giovedì 8 marzo 2012

Se devo scegliere tra Monti e i partiti

Ci si avvia a una fase politica nella quale i partiti faranno muro.
Oggi sembrano tranquillamente accodati a Monti, ma presto si accorgeranno che la tecnocrazia sta erodendo il potere della partitocrazia e proveranno a reagire.
Il recente sondaggio di Repubblica
attribuisce un bel 22% ad un eventuale "Partito dei tecnici". E' chiaro: quando ci si comincia ad accorgere che può esistere un’alternativa a questa banda di marci e incapaci, gli eventi possono cambiare in fetta.

Per i partiti, ignorare le istanze della base popolare ricorrendo allo stereotipo dell'anti-politica finora ha funzionato. Si pensi a come hanno ignorato ad esempio il referendum contro il finanziamento pubblico dei partiti, moltiplicato a dispetto della volontà popolare, o le proposte di legge di iniziativa popolare, mai portate in discussione nonostante il diritto sancito dalla Costituzione.
Ma questa non è anti-politica (caso mai è politica anti-partiti), è invece l'altra politica, quella vera e concreta, e perciò indigesta alla casta dei partiti e dei giornalisti collaterali.

Ma coi tecnocrati è diverso: se li sono ritrovati in casa, invitati dal Presidente della Repubblica e legittimati dall'establishment internazionale.
Sloggiarli non sarà facile, ma presto nodi verranno al pettine e proveranno a farlo.
Sarà battaglia, tra i partiti e Monti.
Io non voterò il partito dei tecnocrati, ma in attesa di tempi migliori, se devo scegliere sto con Monti. Non con gioia, ma con convinzione.

giovedì 2 febbraio 2012

Monti. Il meglio possibile?


Questa slide vista a Ballarò qualche giorno fa mi ha dato da pensare.
Il 70% degli elettori di sinistra la pensa come me, preferisce che al governo ci sia Monti, piuttosto che Bersani, Vendola, Di Pietro.
Anche il 60% di quelli di centro pensa che Monti sia meglio di Casini o Rutelli, ma lì ci sta, Monti è di centro quindi sono “scelte interne”.
Qual è la ragione, mi sono chiesto.
Prima ho pensato alle incertezze della sinistra, allo scarso appeal di Bersani, a Di Pietro… ma poi mi sono convinto che la ragione più vera è ancor più semplice.

Se non si mette in discussione l’idea di futuro, se l’orizzonte è quello dato, quello di una globalizzazione senza criteri, di una disuguaglianza crescente, della ricerca della “crescita” (del PIL, dei consumi, ecc.), se lo scenario in cui ci troviamo è definito come unico possibile, è normale che Monti sia preferibile a chiunque altro.
Lo conosce bene, da dentro. Ha contribuito a portarlo avanti e ne è esperto gestore.
Senza naturalmente dimenticare che lui e la sua squadra sono riconosciuti, competenti e autorevoli, tendenzialmente onesti e disinteressati alla spartizione partitica.
E tutto questo non è poco, specie dopo l’era del Berlusca.

Ma allora, prima di pensare ad un leader per la sinistra, una specie di mutante con l’esperienza di Bersani, la fermezza della Bindi l’energia di Grillo, l’ispirazione di Vendola, la semplicità di Di Pietro, la faccia giovane di Renzi, la simpatia della Serracchiani… e andate avanti voi, dicebvo, prima di pensare a questo sarebbe bene pensare a cosa vogliamo, a che idea di futuro abbiamo in mente.
Io ci sto pensando.

giovedì 12 gennaio 2012

Ma che bella giornata

Stamattina dopo belle giornate di sole il cielo era cupo. Presagio di una brutta giornata politica, che si è manifestata con la bocciatura dei referendum sulla legge elettorale e con il salvataggio di Cosentino dall’arresto da parte della Camera.
Il governo “che non è quello che vorrei ma è il migliore possibile” sta facendo il suo: sobrietà, autorevolezza internazionale, azioni concrete sull’evasione fiscale (Cortina), sulla moralità (opportune dimissioni di un ministro), sul piano della comunicazione.
Ma gli apparati (Corte Costituzionale) e i partiti non si muovono di un millimetro.
La storia sembra passare loro accanto come un film da guardare distrattamente.
Non è così: sono loro a vivere in un film, di quelli vecchi e brutti, rivisti mille volte, ma un film che durerà ancora a lungo.
Spero che nessuno si illuda che i partiti, tutti, si impegnino per fare una nuova legge elettorale.
Non lo faranno perché in fondo questa schifezza va bene agli apparati, tutti, che così potranno designare i futuri deputati e senatori scegliendo tra i più fedeli.
Temo ci aspetti quindi un altro pessimo Parlamento con tanti altri Cosentino, o qualche sorpresa tipo “golpe tecnocratico” travestito da emergenza istituzionale.
Non so quale delle due alternativa sia peggio.
Di sicuro ci aspetta un cammino ancora lungo e faticoso verso una democrazia compiuta.
Amen e tirem innanz.

lunedì 21 novembre 2011

Crisi della democrazia, crisi della rappresentanza. E noi?

Non mi preoccupano degli strepiti sul “golpe” leghisti o degli ultimi ultras berlusconiani, né i riferimenti a nuovi complotti plutocratici (cos’era il berlusconismo appena finito?) o giudaici. Non è questo. E’ la crisi del modello di democrazia fondato sui partiti, del sistema della rappresentanza politica, della sua efficacia nel nostro tempo.
Ci penso spesso, perché mi mette sempre a disagio vedere un problema e non avere idee di soluzione, mi dà fastidio non avere risposte. E questo è il caso.
Vedo che anche Wittgenstein (Luca Sofri) si pone il problema.
Sull’esito di tale situazione oggi in Italia, ovvero il Governo Monti, la domanda che mi faccio è semplice: chi vorrei che ci fosse ora a capo del Paese? Ovvio che Monti non mi rappresenta se non per alcuni aspetti particolari, più etici che politici. Non condivido con lui formazione, cultura, idee politiche, istanze sociali.
Bene, allora chi altri vorrei al suo posto? Nessuno, non trovo nessun altro.
Anche su questo qualcuno sta ragionando, ad esempio Paterlini, su Piovono rane.

venerdì 4 novembre 2011

Ha ancora senso parlare di democrazia?

Luigi Zingales dice che l’Italia è una peggiocrazia, ed è vero che negli ultimi anni da noi è andata sempre peggio.
Ma è la democrazia stessa ad essere sempre più vuota di senso.
Il suo esercizio è lento (mentre decisioni che cambiano la vita delle persone sono prese altrove e nel tempo di un click) e locale (mentre ciò che detta le regole è la globalizzazione). Insomma, non funziona.

Il principio cardine della democrazia è l’uguaglianza, ma oggi sappiamo, ad esempio, che il debito della Grecia in fallimento è di 200 miliardi, più o meno quanto i pochissimi miliardari greci hanno nei loro conti in Svizzera. E guai a parlare di referendum (strumento di democrazia, o no?)

Per non parlare dell’assenza di alcuni requisiti della democrazia: informazione e conoscenza.

Vedo da questo articolo di Gramellini che questi dubbi cominciano ad essere piuttosto diffusi:
“…Per realizzare una democrazia compiuta occorre avere il coraggio di rimettere in discussione il diritto di voto. Non posso guidare un aeroplano appellandomi al principio di uguaglianza: devo prima superare un esame di volo. Perché quindi il voto, attività non meno affascinante e pericolosa, dovrebbe essere sottratta a un esame preventivo di educazione civica e di conoscenza minima della Costituzione?...”

Certo, pare un po’ eccessivo, e poi uno si deve chiedere qual è l’alternativa, ma sta di fatto che è sempre più dura difendere questa democrazia che non c’è.