giovedì 12 ottobre 2017

Il diritto alla assistenza e alla dignità

Loris Bertocco, completamente paralizzato, ha scelto il suicidio assistito in Svizzera "Abbandonato dalle istituzioni ormai non ho più soldi per curarmi" e ancora "Il muro contro il quale ho continuato per anni a battermi è più alto che mai e continua a negarmi il diritto ad una assistenza adeguata.". Un altro maledetto muro di indifferenza, nessuna empatia dalla politica pubblica, nessuno che prova a mettersi nei panni di altri operando 'con velo di ignoranza".

lunedì 9 gennaio 2017

Fwd: Configurazione di My Cloud completata


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Date: 7 gennaio 2017 19:17
Oggetto: Configurazione di My Cloud completata
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giovedì 8 settembre 2016

Riflessioni sulla Riforma costituzionale


Quest’estate mi sono dedicato ad approfondire la riforma costituzionale: mi sono preparato un bel malloppo con i testi comparati, una raccolta di opinioni pro e contro, e mi sono studiato il tutto. Non mi andava di votare senza conoscere la materia né di adeguarmi ai cori di favorevoli o contrari “a prescindere”.
Per chi è interessato (in particolare alcuni amici che me lo hanno chiesto) farò in settimana non più di due o tre post riassuntivi sui temi che mi sembrano più rilevanti e quel che penso in proposito.
Premetto però che non parlerò d’altro che della riforma su cui dovremo votare: pro e contro della normativa attualmente in vigore e pro e contro in caso di riforma. Per cui:
- Non parlerò di riforme che avrebbero potuto o dovuto essere, perché in questo contesto è inutile e fuorviante: sul piatto c’è questo, ed è solo su questo che si dovrà decidere.
- Non parlerò di Renzi, Boschi, ecc. perché credo che il referendum costituzionale proponga nuove regole e sia importante per questo, e che non debba essere utilizzato per “mandare a casa” qualsiasi governo (ci sono strumenti diversi e adatti al caso).
- Non parlerò di “tentativi di golpe”, ecc. perché credo che la proposta dalla riforma si collochi nella tradizione democratica e repubblicana e che l’assetto istituzionale proposto sia simile a molti altri sistemi di paesi democratici.

Partiamo per l'analisi della riforma.

I “Principi fondamentali” (art. 1 – 13) e la “Parte 1 – Diritti e doveri dei cittadini” (art. 14 – 54) della Costituzione non sono oggetto della riforma e restano invariati.

La prima parte importante della riforma riguarda la composizione e le competenze del Parlamento (art. 55 – 82).
Si tratta del sistema di formazione delle leggi, quindi dell’abolizione del Senato come camera paritaria e della sua trasformazione in organo di rappresentanza di regioni e comuni, ma anche di altre cose molto importanti.
La situazione attuale, che vede Camera e Senato paritari, ha origine nel fatto che i due schieramenti che diedero vita alla Costituzione, uscendo da un’esperienza come quella del fascismo e non si fidandosi l’uno l’altro scelsero questa via. Un modo per cautelarsi i cui limiti furono immediatamente evidenti (Luigi Sturzo affermò “solo da noi il Senato è un duplicato della Camera”), ma che garantiva entrambi.
Un paradosso è che le due camere, pur avendo le stesse competenze, non rappresentano lo stesso corpo elettorale, dato che l’attuale Senato non è eletto a suffragio universale ma solo dai maggiori di 25 anni (non rappresentando così circa 4 milioni di cittadini). Non ci si pensa mai ma è davvero assurdo e va avanti così dal 1948, in contrasto con l’art. 48 delle Costituzione (“Sono elettori tutti i cittadini, uomini e donne, che hanno raggiunto la maggiore età”) .
Con l’abrogazione dell’art. 58 la riforma pone fine a questa anomalia.
L’attuale sistema di bicameralismo “perfetto” ha avuto costi altissimi per il Paese: ogni volta che un provvedimento di spesa è passato da un ramo all’altro del parlamento ha visto crescere il peso dell’intermediazione dei partiti e altri interessi, incrementare i costi e allungare i tempi, tanto che il meccanismo di formazione delle leggi previsto dall’art. 72 è di fatto inapplicato da decenni (nel 2014 su oltre 4.000 proposte di legge presentate da membri del Parlamento Italiano, solo 26 furono approvate), mentre quello di “proposta di legge popolare” prevista dall’art. 71 è stato applicato in pochissimi casi.

Insomma, il sistema di formazione delle leggi oggi non funziona.

Vediamo ora le principali modifiche proposte dalla riforma.
La riforma propone l’abolizione della parità tra le due camere, l’attuale Senato è sostituito da un nuovo organo formato da rappresentanti eletti nei consigli regionali (74 in proporzione alla popolazione residente) e sindaci (21, uno per regione), più 5 senatori nominati dal Presidente della repubblica. Questo cambiamento si esprime dall’art. 48 ai seguenti.
L’idea del legislatore è di un organo che porti in parlamento la “voce dei territori”, lasciando alla Camera il rapporto di fiducia e di controllo sul Governo. Questo nuovo Senato non interviene su tutte le leggi ma solo su alcune (leggi costituzionali o che riguardano materie particolari, enti locali, trattati UE, e altre specificate dall’art. 70) e può, a maggioranza assoluta, formulare proposte di legge alla Camera.
Il Senato diventa una camera permanente, in quanto i membri sono aggiornati ad ogni elezione dei consigli regionali (i 74 di cui sopra) o delle città (i 21 sindaci). I rappresentanti in fase di istituzione saranno eletti dai consigli regionali, e credo sia giusto così, dato che dovranno rappresentare la Regione che li ha eletti.
Ma la proposta di riforma non riguarda solo il Senato:
- il nuovo articolo 71 introduce novità importanti sugli strumenti di partecipazione dei cittadini: le proposte di legge popolare non potranno essere ignorate ma dovranno essere discusse in modi e tempi certi e regolamentati (le firme necessarie passano da 50 a 150mila);
- l’articolo 71 istituisce anche il nuovo meccanismo del referendum propositivo e di indirizzo;
- il vecchio referendum abrogativo (art. 75) vede una modifica che dovrebbe rendere più difficile la vita a chi spesso lucra sull’astensionismo: con 800mila firme il quorum si abbassa (dalla maggioranza assoluta a quella delle ultime elezioni);
- alla Camera sono posti vincoli di tempi certi nell’esaminare le proposte di legge del governo (art. 72)
- con l’art. 77 si introduce il divieto, per la Camera, di inserire emendamenti che non c’entrano nulla con l’oggetto delle leggi in fase di conversione in legge dei decreti , mentre vengono inoltre inseriti in costituzione i limiti del governo alla decretazione d’urgenza (che finora erano disciplinati da leggi ordinarie).

A mio parere questi aspetti della riforma sono positivi, perché permetteranno iter legislativi più trasparenti e veloci e più facile riconoscimento delle responsabilità.
Molto interessanti le innovazioni che riguardano la partecipazione diretta (referendum propositivo e abrogativo, leggi di iniziativa popolare), strumenti nuovi o potenziati, che la società civile dovrà imparare ad usare al meglio.

Gli aspetti negativi nel merito riguardano alcune situazioni specifiche, come ad esempio i senatori eletti dal presidente della repubblica o la permanenza nel Senato degli stessi presidenti emeriti.
Una critica di forma che condivido è quella espressa da Rodotà sul fatto che la riforma non è un esempio in fatto di scrittura (in senso giuridico). E’ vero, ad esempio l’ art. 70 sulle competenze fa riferimento ad articoli e commi di altre leggi, un vizio che, trattandosi di articoli della Costituzione, doveva essere evitato. Ma va detto che che il Parlamento è intervenuto con mediazioni, emendamenti e riscritture su ben 27 dei 43 articoli del testo proposto dal Governo.
Questo è l’esito e, come dicevo in premessa, su questo dobbiamo decidere.

Titolo II – il Presidente della Repubblica (art. 83 – 91)
Qui non ci sono grandi novità: i poteri e il ruolo del Presidente restano invariati, mentre cambia la modalità di elezione (art. 83): non basterà più la maggioranza semplice dopo il terzo scrutinio, ma sarà necessaria la maggioranza dei 3/5 dell’assemblea (fino al sesto scrutinio) o dei 3/5 dei votanti (a oltranza).
Giudizio: da una parte c’è una certa garanzia che non sarà la sola maggioranza ad eleggere il “rappresentante dell’unità nazionale”, dall’altra, come dire? le cose potrebbero andare per le lunghe…

Titolo III – il Governo (art. 92 – 99)
Anche qui, salvo gli adeguamenti agli articoli precedenti, ad esempio il rapporto di fiducia si stabilisce solo con la Camera, cambia poco. L’unica novità è la soppressione del CNEL (Consiglio nazionale dell'economia e del lavoro) organo di consulenza (finito chissà perché in Costituzione) residuato di una legge del 1957 di cui credo ben pochi sentiranno la mancanza.

Titolo IV – la Magistratura (art. 100 – 113)
Qui tutto resta come prima, senza modifica alcuna (chi tocca muore).

Titolo V – le Regioni, le Province, i Comuni (art. 114 – 133)
Questo è l’altro grosso pezzo della riforma che merita attenzione.

Com'è la situazione attuale?
Nel 2001 fu approvata una riforma che ampliava notevolmente le funzioni delle regioni, anche su temi di interesse nazionale. Ricrdate termini come devolution, sussidiarietà federalismo? Bene, gli esiti di quella riforma non sono stati granché:
il contenzioso tra Stato e regioni, generato dall’idea di “legislazione concorrente”, ha praticamente impegnato senza sosta la Corte costituzionale per 15 anni;
l’aumento enorme dei costi della politica nelle regioni;
lo squilibrio di trattamento dei cittadini tra una regione e l’altra, anche su temi cruciali come sanità e assistenza.
Insomma, anche su questo tema molte cose non funzionano e moltissimo ci sarebbe da fare.

La riforma propone una modifica di rotta chiara:
- L’art. 117 è quello più importante, perchè stabilisce le materie che diventano di competenza esclusiva dello Stato (ad esempio “disposizioni generali per la tutela della salute”, “tutela e sicurezza del lavoro”, ”commercio con l’estero”, “infrastrutture strategiche”, ecc.), elimina il ginepraio delle materie oggetto di “legislazione concorrente”, stabilisce una “clausola di supremazia” a favore dello Stato sulle regioni nel caso di necessità di tutela dell’interessa nazionale.
Addirittura l’art. 122 stabilisce in Costituzione che gli stipendi ai consiglieri regionali non possano superare quello del Sindaco del Comune capoluogo della Regione!
In cambio di queste oggettive limitazioni, regioni e comuni trovano una sede di rappresentanza dei propri interessi ed una potenziale “camera di compensazione” nel nuovo Senato (se sapranno farlo funzionare a dovere).
Alcune altri articoli interessanti per diversi aspetti sono:
- L’art. 114 propone l’abolizione di ogni riferimento alle province. Ricordo che ciò non significa l’abolizione degli enti, che continuano ad esistere e lavorare (ad esempio manutenendo le strade e le scuole superiori)
- L’art. 116 non tocca il regime delle “regioni autonome”. In compenso consente maggior autonomia alle regioni che presentano un bilancio positivo.
- L’art. 118 introduce a livello costituzionale i concetti di semplificazione e trasparenza dell’azione amministrativa

Sulle modifiche al Titolo V non ho grandi dubbi: trovo che siano corretti e mettano le premesse per mettere fine ad alcune situazioni il cui giudizio negativo è ormai ampiamente condiviso.
A mio parere molte cose mancano, piuttosto: dall’eliminazione delle regioni autonome ad una revisione della attuale e anacronistica suddivisione regionale (che senso hanno oggi Molise o Val d’Aosta?)…

Ma qui vengo meno a quello che avevo affermato in premessa: dobbiamo decidere sulla riforma che c’è, non su quella che avremmo voluto, e le uniche domande pertinenti sono:
- la riforma costituzionale proposta ci consegna un sistema parlamentare ed in generale un sistema di formazione delle leggi più efficiente e più efficace dell’attuale?
- la riforma costituzionale proposta ci consegna una regolamentazione dei rapporti tra Stato e regioni più chiaro, più equo, più efficiente dell’attuale?


Spero che questi spunti, ed il mio sforzo di semplificazione, vi siano utili per riflettere e decidere.


Se qualcuno vuole approfondire ancora ecco alcuni link utili.

Documento dei 5 costituzionalisti per il NO
Guida ragionata alla riforma - Guida corposa e completa di Carlo Fusaro
Articolo per il Corriere di Sabino Cassese
Una guida sintetica


venerdì 4 settembre 2015

Le immagini sono più forti delle parole

L’immagine del povero bimbo morto in mare ha aperto una gran discussione sui media tradizionali. A parte l’usuale ritardo rispetto alla rete (le immagini avevano già fatto il giro del mondo il giorno prima) il discorso è interessante e anche importante. Difficile da fare in breve su FB, ma ci provo.
Le immagini hanno più forza delle parole per diverse ragioni, sia psicofisiche (maggior “accesso” a livelli profondi) che culturali (l’immagine, al contrario delle parole, non può essere confutata).
Per questo io credo che siano le immagini a segnare gli episodi della recente storia del mondo e la percezione istintiva e profonda che abbiamo di essi (non servono esempi, credo) . Per questo bisogna averne rispetto e cautela nella loro diffusione o censura.
La mia opinione sulla linea discriminante minima è abbastanza semplice: non si devono in nessun caso pubblicare immagini funzionali alla propaganda. Ad esempio Isis ha da tempo messo in atto una strategia di comunicazione finalizzata a diffondere il terrore in occidente e al reclutamento di nuovi combattenti. Pubblicare i loro prodotti (foto e video) significa contribuire alla diffusione della guerra.
Questo è il discrimine minimo, ma anche l’unico certo. Altri se ne possono aggiungere: ad esempio immagini di sangue spesso sbattute in primo piano per qualche click o qualche copia in più, come l’assassinio dei due giornalisti in Virginia trasmesso alla leggera (e secondo me sbagliando) dalle nostre testate principali (e non da BBC, Le Monde, Guardian, NYT, Washington Post, El Pais, ecc.).
Ma si tratta di scelte che vanno compiute di volta in volta, magari motivandole, con attenzione e rispetto per le immagini e consapevolezza.
Questo non avviene spesso, anzi, e forse le immagini del povero bimbo Aylan saranno servite anche a questo. Grazie a Nilufer Demir, la fotografa turca che le ha fatte e proposte al mondo.

venerdì 28 agosto 2015

Letture estive 2015


Letture estive – 1: “Numero zero” di Umberto Eco.
Un romanzo breve (200 pagine per Eco son pochissime) che, prendendo a pretesto le Milano del 1992 (quella di “Mani pulite”) racconta il disastro del giornalismo d’informazione dei nostri giorni: un’idea di giornale cialtrone che nella testa dell’editore non vedrà mai la luce, ma che riunisce una redazione di ignari collaboratori, intorno ai quali si sviluppa la vicenda.
Il mio giudizio sul mondo dell’informazione nostrano è molto severo, e mi fa piacere trovarmi in compagnia del grande Umberto Eco che evidentemente parla ai lettori di oggi, mettendoli in guardia dal prendere sul serio le notizie e chi le racconta (sia attraverso i media tradizionali che, oggi, attraverso la rete, come testimoniano le recenti dichiarazioni del professore).
La lettura è piacevole, lo humor non manca, le citazioni sono al solito numerose e raffinate anche se il ritmo della storia sconta un po’, a mio parere, l’intento “pedagogico”. Non siamo, per capirci, nei dintorni di capolavori come “Il pendolo di Foucault”.
E’ comunque una lettura che ho apprezzato e che consiglio, riconoscendo a Eco, anche nella sua versione narrativa, il consueto impegno nel promuovere cultura e consapevolezza. Non dimentichiamo che parliamo di un testimone importante del nostro Paese: questo libro, come tutti i suoi, sarà tradotto e distribuito in decine di paesi in tutto il mondo, e un libro che svela i meccanismi del cattivo giornalismo è un buon segnale per l’Italia, stabilmente piazzata agli ultimi posti per la libertà di stampa.

Letture estive – 2: “Città aperta” di Teju Cole
Un libro che avevo in lista dallo scorso anno e che mi incuriosiva per le buone recensioni e per il profilo del giovane autore, che è anche fotografo, di madre tedesca e padre nigeriano, cresciuto in Nigeria alla scuola militare e arrivato adolescente negli Stati Uniti.
Si tratta delle riflessioni di Julius, il protagonista, studente di psicologia che vaga per le strade di New York tracciando piccole storie, ritratti di persone e luoghi, con una visione particolare, distaccata e a volte un po’ allucinata. Tratta la megalopoli come una serie di cittadine di provincia, abitate da gruppi a sé stanti; di nessuno di questi Julius si sente parte, sebbene nessun ambiente o personaggio si presenti in modo minaccioso, tutt’altro. Eppure Julius non è mai coinvolto pienamente, vive in un suo mando, dal quale ci invia microstorie che non mancano di qualità narrativa e suggestione.
Una lettura complessa, che non consiglierei proprio a tutti: bisogna aver voglia di entrare in questo mondo un po’ astratto, senza alcuna speranza di trovare una vicenda compiuta, una storia finita… passeggiare per le strade di new York a fianco di Julius, seguirne il filo dei pensieri può essere suggestivo ma anche faticoso.

Letture estive – 3: “I giorni dell’eternità” di Ken Follett
Ho finalmente completato la monumentale trilogia del ‘900 del grande maestro, un’opera davvero imponente (circa tremila pagine in tutto) che racconta il mondo contemporaneo attraverso le vicende di cinque dinastie di diversi paesi - una americana, una tedesca, una russa, una inglese e una gallese - le cui storie si intrecciano lungo tutto il secolo scorso e fino ai giorni nostri.
Quest’ultimo tomo riparte dagli anni ’60, con la presidenza Kennedy e le lotte antirazziste negli USA, l’Europa in piena guerra fredda e l’Unione sovietica a fare i conti con il post stalinismo.
I rischi di un’opera di questa entità sono secondo me due: il primo di farne un trattato storico, dato che le vicende più importanti sono puntualmente citate; il secondo di perdersi nella complessità e nel gran numero di personaggi, vicende e ambienti che si susseguono, entrando e uscendo di scena. Follett evita entrambi i rischi con straordinaria abilità: le vicende vedono sempre al centro i personaggi che le interpretano a più voci attraverso i loro sentimenti e i meccanismi di identificazione del lettore non scadono mai, nessun personaggio è lasciato a metà ed ognuno conserva la propria identità e credibilità.
Non credo che molti altri autori sarebbero stati in grado di concepire e portare a termine una saga di questo genere ma Follett è unico. La trilogia del ‘900 (i primi due sono “La caduta dei giganti” e “L’inverno del mondo”) si piazza a pieno titolo accanto ai suoi grandi romanzi storici, “I pilastri della terra” e “Mondo senza fine” (di cui conservo copia autografata). Consigliatissimo anche per i figli: se amano la lettura direi che non c’è modo più divertente di studiare la storia di un’epoca spesso trascurata dai programmi scolastici.

Letture estive – 4: “Il cacciatore del buio” di Donato Carrisi
Carrisi è esploso nel 2009 con “Il suggeritore”, prima opera ed a mio parere uno dei più bei romanzi di autore italiano degli ultimi anni. Da allora non ho più mollato il bravo ed eclettico Carrisi (scrittore, criminologo, sceneggiatore e giornalista) giunto a questo suo quinto lavoro, che è il secondo che vede protagonista Marcus, il prete “penitenziere” senza memoria de “Il tribunale delle anime”, che ha la capacità di scovare le anomalie ed i fili della follia omicida.
L’abilità di Carrisi di inchiodare il lettore, di spingerlo a condividere le speranza e le paura dei protagonisti è ampiamente confermata anche in questo libro, che è opportuno leggere dopo il precedente.
Lettura consigliata per gli amanti del genere, anche se non siamo alle vette, forse inarrivabili, della prima opera.

Letture estive – 5: “Breaking news” di Frank Schatzing
Schatzing l’ho conosciuto con “l diavolo nella cattedrale” (il Medioevo è il mio pane narrativo), ma la rivelazione è stato ovviamente “Il quinto giorno”, un libro impegnativo (oltre mille pagine) e davvero geniale, coinvolgente e ben supportato da un solido impianto scientifico, che mi ha fatto sperare in un nuovo Crichton. Da allora leggo ogni suo libro, e anche quest’ultimo ha riservato buone sensazioni, anche se un po’ controverse. Si tratta di due vicende separate: da una parte la nascita di Israele e la vita di Ariel Sharon e di alcuni suoi coetanei che hanno costruito lo Stato ebraico; dall’altra la vicenda attuale di un giornalista che si ritrova per le mani documenti segreti sulla morte del leader e nuove minacce fondamentaliste. Insomma storia e spy story.
Lavoro complesso dal quale Schatzing esce in modo incompiuto. La parte storica funziona ed anzi mi ha dato uno spaccato molto interessante della storia del movimento sionista, la parte che vede protagonista il reporter Tom Hagen si trascina un po’ lungo le oltre mille pagine del libro (anche con uno stile narrativo discutibile) per decollare solo nel finale, dove finalmente il ritmo sale e conduce ad un finale classico e ben narrato. Insomma un libro che mi ha soddisfatto solo in parte, anche perché l’eclettico Frank ha già dimostrato di poter fare di meglio.

lunedì 9 dicembre 2013

Renzi, Civati e la nuova generazione che avanza. Nel Pd e altrove.


In questo momento, dopo la vittoria di Renzi (e anche di Civati in questa chiave di lettura) mi chiedo se sarà la volta buona per una svolta radicale nel Pd, e per formazione sono portato a tenere in grande conto i conflitti generazionali: ce l'avranno fatta, leader e popolo votante, ad “uccidere il padre” (mi scuso per la violenza della metafora mitologico – psicanalitica) ?
Immagino che in molti ci stiamo facendo la stesa domanda, e una risposta certa non esiste. Lo spero, come circa 2 milioni e mezzo di persone che per questo hanno votato Renzi e Civati, ma non ho certezze.
Il corpaccione dei partiti, tutti, è duro da abbattere. E quello di questo partito del centro sinistra italiano, erede degli apparati post comunista e post democristiano è formidabile, pervasivo culturalmente e finanziariamente, capace di reagire o assorbire ogni colpo.
Ma Renzi ha delle buone carte: non ha paura ad esporsi (lo ha già dimostrato candidandosi a Sindaco di Firenze contro il partito), è capace di prendere decisioni veloci, e sa comunicare. E' il primo segretario ad essere nato nell'era della tv commerciale berlusconiana e quindi ad essere dentro a quel linguaggio, un linguaggio che è abituata a seguire mia madre, che ha 85 anni, e i miei figli, che ne hanno 20. E' il primo di una nuova generazione che ha capito che non sono le masse a dover venire a te, ma tu a dover “colpire i target”. Si tratta di una questione fondamentale: se non comunichi, se non stabilisci la relazione, se non convinci, sei condannato all'autismo politico, cioè a raccogliere i voti dei fedeli e di quelli che votano per “il meno peggio”. E non basta, non basta più.
La rivoluzione generazionale sta prendendo strade diverse: lo stesso Pd ha già spedito in Parlamento molti giovani, e poi c'è la forza d'urto di M5S. Finora tutti si sono dimostrati un po' “allineati”, i primi alla linea del partito i secondi alla linea della rete (con qualche meritorio distinguo dagli “ordini” di Beppe).
Ma le cose cambieranno presto, perchè l'esperienza insegna e forma le persone e viviamo in tempi veloci. Seguirò questa nuova generazione con attenzione e speranza, e con quel minimo di dovuta distanza... per ragioni d'età.